Basta, non riesco più a sentir ripetere di “cose lette su Facebook”, oppure di “quello che ho visto sui blog”, come se si trattasse di ambienti unici, uniformi, standardizzati. È forse questo il principale equivoco che genera la disinformazione...
Basta, non riesco più a sentir ripetere di “cose lette su Facebook”, oppure di “quello che ho visto sui blog”, come se si trattasse di ambienti unici, uniformi, standardizzati. È forse questo il principale equivoco che genera la disinformazione a proposito di internet e dei social network.
Non c’è “un Facebook”, così come non ci sono “i blog”. Ci sono tanti singoli individui che, grazie a Dio, sono diversi e che scrivono, fotografano, filmano, cose diversissime. Con obiettivi, stili e risultati altrettanto differenti. Che poi stringono le loro relazioni digitali secondo molteplici strumenti e consuetudini.
In questo momento sono circa sei milioni gli italiani iscritti a Facebook, con il quale gestiscono la loro piccola casa virtuale, invitano gli amici che vogliono, scrivono e fotografano ciò che gli pare.
Riferirsi a Facebook stigmatizzandone i suoi contenuti è come affermare di poter capire un’intera città passeggiando in una decina di strade. O come disquisire dei contenuti della stampa periodica in generale sfogliando qualche rivista in un’edicola, magari fermandosi nel settore dei fumetti.
Il punto è sempre lo stesso. Si continua a identificare internet alla stregua dei media tradizionali, i quali sono sempre prodotti da un numero finito e ben indentificato (anche professionalmente) di persone. La Rete è invece uno spazio in cui gli ambienti digitali come Facebook sono solo strumenti e non media: loro ospitano e aggregano tanti singoli individui, per cui non possono che rappresentare migliaia di facce ed espressioni differenti e non un’identità unitaria come semplicisticamente in molti tendono a pensare e, quindi, a giudicare.
da Mauro Lupi's blog
di Ad Maiora |
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Quando compare l'adolescenza sul palcoscenico della famiglia, tutto sembra mutare e tutto diventa più difficile. In particolare i rapporti tra genitori e figli si fanno più conflittuali. Si litiga di continuo e ai genitori sembra che nulla possa andar bene. Lo sontro continuo, la forte opposizione, le proteste per ogni cosa mettono di solito a dura prova la resistenza di padri e madri e producono una forte sensazione di fallimento. Così alcuni reagiscono perdendo la pazienza, altri rinunciano a capire e si rifugiano in quel luogo comune che è l'affermazione "ai miei tempi le cose andavano diversamente". In questo modo c'è il rischio che l´adolescente non venga aiutato a superare la sua conflittualità. Dire che per noi adulti da giovani le cose andavano diversamente, può essere un "falso storico" perchè il conflitto generazionale è sempre esistito. Il problema è che ce lo siamo dimenticati. Abbiamo scordato ciò che abbiamo provato in quegli anni difficili. Abbiamo perso memoria della nostra insoddisfazione e di come vedevamo i nostri genitori.
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