Si imparano a scuola, giocando al parco con gli amichetti, in spiaggia, al campo sportivo. Talvolta anche a casa. Sentendole dire dai genitori o dai fratelli più grandi. Anche la televisione ci può mettere del suo.
Intorno ai 3-4 anni, quando il bambino comincia a frequentare ambienti diversi rispetto a quelli ristretti dell'ambito familiare e il suo vocabolario si arricchisce di nuovi vocaboli, le parolacce possono diventare per lui termini di uso comune che ripete senza coglierne veramente il significato.
Se, poi, le parolacce sono utilizzate da bimbi più grandi (appunto, i compagni di scuola o i fratelli maggiori) l'emulazione diventa assoluta dal momento che questi esercitano sui piccoli una forte attrazione.
All'inizio si tratta di mera ripetizione. Il bambino è incuriosito da questi nuovi vocaboli nonostante non sia affatto in grado di associarvi alcun tipo di significato e li usa nei contesti più disparati senza esserne minimamente imbarazzato. Sarà la reazione degli altri (genitori, parenti, insegnanti…) a fargli scoprire presto il "potere" che certe parole esercitano e l'effetto che sono in grado di provocare.
Il momento della nanna per molti bambini, ma anche per molti genitori, è sempre un momento delciato. Per il piccolo è un distacco e, si sa, le separazioni sono per tutti difficili. Per il genitore alle volte un'impresa, una lotta. il problema non è tanto quando mettere a letto un bambino ma come. Ci sono però degli accorgimenti o dei riti che aiutano sia il bambino che il genitore.
Chi l'ha detto che i bambini non si innamorano? Fin da piccoli provano sentimenti ed emozioni per gli altri bambini. Forse facciamo fatica a vedere in queste manifestazioni l'amore, ma già in quei primi baci che i bambini anche piccolissimi si scambiano con un compagno o una compagna d'asilo, c'è già tutta l'emozione dell'amore che poi si potrà sviluppare da grandi. Possimao dire che i primi amori e le prime attrazioni possono scattare già all'età di 3 anni.
Le frustrazioni, i rimproveri, le limitazioni e anche le punizioni servono, hanno la loro funzione: quella di far sapere al bambino ciò che è bene e ciò che è male, quello che si puòe quello che non si può fare.
I genitori hanno il compito di stabilire dei limiti, di dare dei margini al bambino, di imporre dei divieti. Lo devono fare con un atteggiamento amorevole, ma fermo.
La funzione del cibo non è solamente quella di soddisfare le necessità biologiche e di crescita, ma è anche quella di garantire il benessere psicologico. Il senso della fame dà angoscia e vuoto, la sazietà dà sicurezza e piacere. Durante le prime fasi della vita pertanto attraverso il cibo passano questi contenuti e le emozioni collegate ad esso costituiscono per sempre un binomio inscindibile.